Avvocato, di sinistra, e schierato con il "Sì" al referendum sulla giustizia: ci sono tutti gli elementi per un grosso imbarazzo politico nel campo progressista. Un imbarazzo palpabile anche nella risposta che Natalia Aspesi dà al lettore nella "Posta del cuore" su Venerdì di Repubblica.
La rubrica delle lettere esprime alla perfezione il cortocircuito che agita il campo di Partito democratico, toghe rosse e dintorni. "Il referendum sulla proposta di legge di modifica costituzionale - premette un lettore del settimanale - non è un voto politico, anche se molti lo vogliono così trasformare e comunque LA presidente Meloni (il maiuscolo non è un errore, ma un dispetto a chi non vuole nemmeno riconoscere l’importanza di una donna ai vertici del governo) ha già detto che in caso di sconfitta non si dimetterà, quindi è venuta meno l’unica ragione per votare No".
PD, IRA DI FDI: "CAMPIONE OLIMPICO DI FIGURACCE", L'ULTIMA DEI DEM
Il Partito democratico ha toccato il fondo: è riuscito a indignare anche gli atleti di Milano-Cortina. I dem hann...
"Sono di sinistra e sono avvocato - prosegue -: esaminando la legge, non vedo da nessuna parte i pericoli paventati di soggezione dei giudici e nemmeno dei pubblici ministeri alla politica, giacché vi saranno due Csm al posto di uno e quindi con le stesse garanzie attuali. La riforma - sottolinea ancora l'avvocato per il Sì - riguarda la divisione delle carriere e non il semplice divieto di passaggio da una funzione all’altra (citato erroneamente dal lettore): è l’unico modo per determinare un giudice veramente imparziale tra accusa e difesa, con vantaggio per il cittadino sottoposto al suo giudizio. Mi ha stupito che lei voglia votare No per contrarietà a chi vuole cambiare la Costituzione, che è sicuramente molto avanzata (si pensi invece a quella americana che permette le nefandezze di Trump), ma non è un testo sacro, né può essere perfetta...".






