Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 13:20
Palestine Action non è un’organizzazione terroristica, e la messa al bando dell’associazione, imposta dal governo laburista di Keir Starmer, è sproporzionata. Quella caduta su uno degli esecutivi europei più duri nei confronti della protesta a sostegno della causa palestinese rappresenta una vera e propria scure e apre un contenzioso inedito tra l’Alta Corte britannica e il governo: il divieto è apparso a molti osservatori autorevoli come una scusa per stroncare, con carcere e manette, una potenziale grana per il governo britannico più impopolare di sempre.
D’altronde, il Terrorism Act era stato introdotto in un altro periodo storico e con un obiettivo preciso: dotare il governo di poteri straordinari per fronteggiare il radicalismo islamico, non per colpire e soffocare il dissenso interno.
La sottile linea che parte dalla base RAF di Brize Norton, vicino ad Oxford e arriva ad Akrotiri, a Cipro, dove gli F16 portano inevitabilmente a Gaza, intreccia gli stretti rapporti tra il governo di Netanyahu e quello di Keir Starmer. In questo caso, unire i punti non è complottismo: mezzo governo laburista, riporta il portale Declassified UK, ha ricevuto finanziamenti da lobby pro-Israele già prima dell’arrivo a Downey Street. Dopo il “golpe” che ha defenestrato Corbyn e reso irrilevante la sinistra interna, la direzione del partito è stata fissata su posizioni favorevoli ai rapporti economici e politici con lo Stato ebraico, marginalizzando la questione palestinese.














