A pochi passi dal teatro Ariston, sul lungomare di Sanremo, sta per nascere “Casa Vessicchio”, uno spazio voluto e sognato da Peppe Vessicchio, maestro più amato della lunga storia del Festival della canzone italiana, per raccontare il suo universo fatto di musica, cucina, giovani talenti e cultura. A parlarne con Libero è Alessia Vessicchio, figlia “di fatto” del direttore d’orchestra napoletano. L’incontro tra un giovanissimo Peppe Vessicchio e la mamma di Alessia, la scrittrice Enrica Mormile, avvenne nel 1976, quando il musicista aveva solo vent’anni. L’età precoce non impedì a Vessicchio di accudire sin da subito come un padre la bambina di sette anni della donna che nel 1989 sarebbe diventata sua moglie. Oggi Alessia, a sua volta scrittrice, alla vigilia dell’uscita del libro Fino a te (Graus editore), dopo aver raccontato perla prima volta pubblicamente il legame col padre putativo in tv a La Volta Buona, ricorda commossa il grande lascito di suo padre Peppe.

Alessia, come è nata l’idea di realizzare Casa Vessicchio a Sanremo?

«È un’idea che papà aveva già da tempo. Voleva uno spazio dove raccontare tutto ciò che amava: la musica, certo, ma anche il vino che produceva, la cucina, le borse di studio e il suo rapporto con i giovani. Dopo la sua scomparsa, assieme a Andrea Rizzoli, storico collaboratore di mio padre e Nicolò Petitto, abbiamo deciso di dar vita a quel sogno. Sarà un luogo aperto per tutta la settimana del Festival, con incontri, podcast, degustazioni, serate dedicate alle sue ricette. Un modo per continuare a far vivere il suo mondo».