Era stato fermato dai carabinieri di Genova e di Vibo Valentia, insieme al Ros, nella cattedrale di San Lorenzo il 27 aprile 2023, dopo una latitanza lunga un lustro.

Poi Pasquale Bonavota, figlio di un boss della ‘ndrangheta, una sfilza di processi sulle cosche e una condanna per detenzione di stupefacenti, nel mega dibattimento “Rinascita Scott” era stato assolto in appello e Cassazione. E rimesso in libertà dopo aver scontato carcere al 41 bis.

Ma la Procura di Genova, nel frattempo, ha ricostruito la rete che lo ha protetto in quegli anni di latitanza fra Liguria, Piemonte e altre zone d’Italia. Questa mattina a tre persone, già detenute, sono state notificate altrettante misure cautelari, con l’accusa di favoreggiamento personale aggravato dal metodo mafioso. Altre sei sono state perquisite.

Secondo gli stessi investigatori, gli indagati a vario titolo «hanno garantito a Bonavota supporto logistico e materiale». Fra gli elementi raccolti, «l’utilizzo di documenti personali e schede telefoniche intestate a terzi e utilizzati anche per la locazione di un’abitazione a Genova covo del latitante, la consegna di generi alimentari, medicinali e denaro».

I carabinieri avevano scovato anche l’abitazione di Bonavota, a San Teodoro. E avevano ricostruito come avesse passato almeno quattro anni a Genova.