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I sistemi di prenotazione registrano i rifiuti sistematici delle prime date disponibili. Così gli esami vengono rinviati di mesi: solo il 27% degli appuntamenti nei tempi
Delle due l'una: o in Campania la gente gode di una salute di ferro (e non ha mai emergenze) o c'è qualcosa che non va nella gestione delle liste d'attesa. Come è possibile che non ci siano urgenze nemmeno per chi soffre di problemi cardiaci? Eppure è proprio quello che emerge sfogliando l'agenda degli appuntamenti che le Asl comunicano al Cup regionale.
Sembra che la maggior parte dei campani ci ripensi all'ultimo e disdica la visita prenotata per farsela riprogrammare entro 120 giorni, senza fretta. Ma è realmente così o è un trucchetto per far risultare i numeri delle attese in ordine? È un'eredita piuttosto ambigua quella che l'ex presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha lasciato al suo successore Roberto Fico. A suo tempo aveva intimato le Asl ad abbattere le liste d'attesa. Ma è mai possibile che non conoscesse i metodi usati per farlo? Di fatto sembra sia stato costituito un sistema alquanto "originale": le visite urgenti (cioè da fare entro 30 giorni) sarebbero state riversate nel calderone delle visite programmabili (quelle entro 120 giorni). E così sarebbero magicamente state alleggerite le percentuali sulle emergenze. Facendo risultare che la Campania risponde alla perfezione alle richieste di cura. L'inghippo (che De Luca ha cercato di smentire) genererebbe questi dati: il 94% degli eco addome completi sono in fascia programmata: il doppio della media italiana. Il 91% delle Tac cranio encefalo è programmabile contro una media italiana del 37%. Idem le visite ginecologiche: l'86% non sembrerebbe urgente, contro una media italiana del 43%.






