VENEZIA - Nei contratti e nella rendicontazione si parlava di lavori edili di adeguamento e rimodernamento, centinaia di migliaia di euro di cui si chiedevano rimborsi in crediti fiscali. E questi arrivavano, perché erano gli anni del “Bonus facciate” e chi compilava le carte sapeva bene quali erano le caselle giuste da spuntare. Poi le cifre passavano di mano in mano: a volte cedute ad aziende complici, altre volte infilate nei cassetti fiscali di persone del tutto inconsapevoli, in certi casi persino attraverso Poste italiane; quale che fosse il percorso, alla fine i crediti diventavano denaro liquido, reale, e a sei zeri.
La Guardia di finanza, coordinata dalla procura di Venezia, nei giorni scorsi ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza per 76,9 milioni di euro, culmine di un’indagine che visto finire nel mirino delle Fiamme gialle 19 persone e 23 società, a vario titolo accusate di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ricettazione e riciclaggio. Sotto sigilli sono finite le residenze, le sedi legali e operative degli individui e delle realtà coinvolte - a Venezia, Padova, Treviso, Vicenza, Rovigo, ma anche Udine, Milano, Pavia, Mantova, Roma, Napoli, Caserta e Catania: congelati 24 immobili e circa 3,6 milioni di euro su conti correnti, oltre a 34,5 milioni di crediti d’imposta non ancora utilizzati; a questi si aggiungono 5,8 milioni di somme sequestrati in via preventiva già nel corso dell’indagine, nei mesi passati.






