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Ultimo aggiornamento: 11:28

Come per ogni nuova uscita dei Megadeth, non riesco a non prendermi tutto il tempo necessario per ascoltare — e riascoltare — ogni sfaccettatura del genio di questa band. In questo caso, diciassette giorni sono bastati al sottoscritto per farsi un’idea più che definitiva sul loro ultimo (in tutti i sensi) lavoro omonimo, dato alle stampe lo scorso 23 gennaio su Tradecraft/BLKIIBLK (etichetta, quest’ultima, lanciata appena un mese fa dal gruppo italiano Frontiers Music).

Le aspettative — altissime, come sempre per un album che arriva a coronamento di oltre quarant’anni di onorata carriera — trovano, lo dico subito, una corrispondenza solo parziale nell’effettiva resa di un disco indubbiamente più che buono, ma complessivamente meno convincente dei due precedenti The Sick, The Dying… And The Dead! e Dystopia. Al netto della bontà dell’apporto in studio della new entry Teemu Mäntysaari, è tuttavia evidente l’assenza — soprattutto in fase compositiva — dell’ex partner in crime di Dave Mustaine, Kiko Loureiro, che della recente rinascita della leggendaria formazione trash metal americana era stato ben più che un semplice coprotagonista.