Vangelo e Borsa possono convivere? A quanto pare sì. Lo Ior, l’Istituto per le Opere di Religione, ha annunciato il lancio di due nuovi indici azionari costruiti secondo le migliori pratiche di mercato e in conformità con i criteri etici cattolici. Un passaggio che segna un ulteriore avanzamento nel processo di strutturazione finanziaria della Santa Sede. Quindi, strano ma vero: anche il Vaticano oggi dispone di propri indici di Borsa.
I due benchmark riguardano l’Eurozona e gli Stati Uniti. Cinquanta titoli ciascuno, selezionati tra società a grande e media capitalizzazione. Il perimetro è quello centrale dei mercati finanziari occidentali, dove si concentrano liquidità e capitalizzazioni globali. La selezione si basa su criteri costruiti per escludere attività considerate incompatibili con i principi della Chiesa e per orientare l’allocazione del capitale secondo i valori espressi dalla Dottrina Sociale della Chiesa. Nel concreto, l’iniziativa risponde a un’esigenza tecnica. Gestire patrimoni secondo criteri etici richiede parametri di riferimento coerenti. Senza benchmark dedicati, la misurazione delle performance rischia di avvenire su basi non allineate ai vincoli adottati. La creazione di indici specifici consente di confrontare risultati e rendimenti all’interno di un quadro omogeneo, rendendo più leggibile il processo di investimento.






