La nomina di Kevin Warsh alla Federal Reserve ha fatto recuperare il dollaro. Nella seduta del 30 gennaio scorso, quando Donald Trump ha annunciato il nome del nuovo Presidente della Fed, il biglietto verde si è rafforzato contro euro dell’1,5% circa, dalla soglia di 1,20 dollari per un euro a 1,18. Il giorno seguente il cambio è sceso ancora a favore del dollaro fin sotto 1,7, per poi riassestarsi sopra 1,18. Gli investitori hanno cominciato a domandarsi se i sussulti della divisa americana fossero un segnale di acquisto, in vista di una politica monetaria meno morbida - quindi con meno tagli dei tassi di quanto si stimasse - da parte di Warsh.

L’altalena si fermerà per fine anno

Gli analisti, però, non sono molto d’accordo. Filippo Diodovich, Senior market strategist di IG Italia, afferma che nello scenario base prevede un cambio euro-dollaro tra 1,16 e 1,22 a fine anno, con oscillazioni anche ampie lungo il percorso. «Noi vediamo spazio per fasi di rafforzamento del dollaro - spiega Diodovich -, ma soprattutto nel breve periodo, grazie alla riduzione del premio per il rischio politico e a una maggiore fiducia nella credibilità della banca centrale: se il mercato percepisce che la Fed possa restare autonoma e coerente, il dollaro sicuramente ne beneficia.