Il destino della Stazione spaziale internazionale (la Iss) potrebbe cambiare: il 4 febbraio, la commissione Scienza, spazio e tecnologia della Camera dei rappresentanti statunitense ha approvato con voto unanime (37-0) il “Nasa Reauthorization Act of 2026”, un disegno di legge che include un emendamento inatteso ma cruciale per la Stazione: l’agenzia spaziale dovrà riconsiderare formalmente il piano di deorbitarla entro il 2031.

A oggi è infatti previsto che l’avamposto, il cui primo modulo fu lanciato nel 1998 e che dal novembre del 2000 è perennemente abitato da almeno due astronauti, venga dismesso entro cinque anni, con un’operazione complessa che si concluderà con un tuffo (delle parti non disintegrabili in atmosfera) nell’Oceano Pacifico.

Presentato da George Whitesides (rappresentante democratico della California) e Nick Begich (repubblicano dell’Alaska), l’emendamento non blocca la dismissione della Iss, ma impone alla Nasa di condurre un esame approfondito delle alternative prima di procedere. Come ha spiegato Whitesides, si chiede “un’analisi dei costi e dei rischi di conservare la Iss in orbita”. L’emendamento “non impone il trasferimento, né autorizza finanziamenti o l’esecuzione di alcun piano”. L’obiettivo è che la Nasa valuti se sia tecnicamente ed economicamente fattibile “parcheggiare” la Stazione su un’orbita più alta e sicura.