Un biglietto anonimo, lasciato sulla porta di una cappellina al cimitero, torna oggi a gettare un’ombra inquietante sul caso Garlasco. Un messaggio che riemerge dal 2007 e che, nel pieno del nuovo filone d’indagine che mira ad Andrea Sempio, riporta alla luce paure mai sopite e interrogativi rimasti senza risposta.
È l’ottobre di quasi vent’anni fa quando Rita Preda, madre di Chiara Poggi, racconta al telefono all’avvocato Gian Luigi Tizzoni quanto accaduto. In quei giorni i telefoni della famiglia sono sotto controllo: i Poggi ricevono messaggi strani, e il clima è carico di tensione. Poi l’episodio, inquietante: qualcuno ha lasciato un biglietto sulla cappellina dove riposa Chiara.
Rita Preda è ancora profondamente scossa mentre ne parla. "Tremo ancora", confida telefonicamente. È il segno di una paura concreta, che non si dissolve col tempo e che si somma al dolore di una verità giudiziaria mai accettata fino in fondo dall’opinione pubblica. Nel foglietto, aggiunge la madre della vittima, c’è una frase che inquieta: "C’era scritto che a uccidere Chiara è stato Marco". Tizzoni prova a ottenere maggiori dettagli, chiede se ci sia un cognome o un riferimento preciso. Ma la risposta resta vaga: “Non lo so - risponde -, non dice il cognome, dice solo...".







