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Ultimo aggiornamento: 9:43

Il ballottaggio di domenica 8 febbraio che opporrà il candidato socialista Antònio José Seguro e il leader del partito di estrema destra Chega André Ventura non stabilirà solo chi sarà il sesto presidente della repubblica del Portogallo dal 1976 a oggi e succederà a Marcelo Rebelo de Sousa, ma fornirà un quadro reale sulla solidità della democrazia in questa nazione all’estremità sudoccidentale dell’Europa. Anche in Portogallo soffia infatti il vento del pensiero trumpiano e dello spirito reazionario che vuole picconare i capisaldi delle democrazie. Anche in Portogallo la questione dell’immigrazione domina il dibattito politico, con l’aggravante che da queste parti non ci sono le emergenze di altre nazioni: quaggiù si arriva con l’aereo e con il passaporto. L’Atlantico, con la sua forza distruttiva, non consente sbarchi su navi di fortuna. Proprio una questione legata all’oceano e al clima, la posizione anomala dell’anticiclone delle Azzorre che ha permesso ai cicloni di non trovare opposizione e di scatenare la loro forza distruttrice, ha condizionato l’ultima settimana di campagna elettorale. Piove senza tregua da Natale, ma nelle ultime tre settimane il paese è stato travolto da quattro tempeste, in particolare quella ribattezzata Kristin, che hanno devastato le zone centrali. Il disastro, i ritardi nei soccorsi, la mancanza di un piano di emergenza e le falle complessive del sistema di protezione hanno scosso la popolazione e sono diventati l’ultimo terreno di scontro tra i due candidati. Ventura ha chiesto un rinvio del voto, ma secondo la costituzione questo può avvenire solo in caso di un’emergenza nazionale. Le urne slitteranno solo in alcune aree dove la situazione permane disastrosa – mancano luce e le strade sono impraticabili perché il livello dell’acqua è ancora alto -, ma nel resto del Portogallo si svolgeranno regolarmente. Seguro, in netto vantaggio secondo i sondaggi, ha lanciato invece appelli contro l’astensionismo: è il suo incubo, scrivono i giornali.