Solo un silenzio irreale, denso e plumbeo come il cielo gonfio di pioggia sopra Anguillara, ha accolto la bara di Federica Torzullo, la donna barbaramente uccisa dal marito Claudio Carlomagno, che ne ha anche nascosto il cadavere nel tentativo di depistare le indagini e occultare l’omicidio.

La chiesa è piena da un’ora quando il feretro arriva, la piazza antistante no, sul bavero c’è chi ha appuntato un nastro o un fiocco rosso per dire no, per dire basta all’ennesima violenza contro una donna. La famiglia, quella che resta dopo il suicidio dei nonni paterni assediati da una campagna d’odio, é stretta fra i banchi. Inavvicinabile.

Vigila la protezione civile, vigila la polizia locale, addomesticano le telecamere, confinate dietro una transenna e l’imperativo categorico: “non disturbare”. Attorno il paese sembra fermo. Ad Anguillara è lutto cittadino. Lo ha dichiarato il sindaco Angelo Pizzagallo, che sui social scrive: “La città si ferma per Federica, una donna, una madre, la cui vita è stata spezzata da una violenza inaudita, che non ammette spiegazioni, non può essere compresa, solo condannata con fermezza e senza ambiguità”.

I famigiliari

È la stessa foto che c’è sul feretro. La guarda il sindaco mentre ricorda Federica, ammette di non avere parole, risposte, spiegazioni e invita la comunità ad avere più cura l’uno dell’altro, più attenzione solidale. La guarda una parente che legge un messaggio di uno zio, che gravi motivi di salute hanno costretto a non partecipare alla cerimonia, ma non dimentica il sorriso della nipote. Non riesce a guardarla la sorella di Federica, che con voce rotta dal pianto, incespica nei singhiozzi nel ricordare la parte più intima di quella donna che molti hanno conosciuto solo dopo la sua tragica fine o per quel sorriso che era marchio e difesa “quando dentro tutto era cupo”. E c’è spazio per le promesse e per il ricordo - un concerto dei Subsonica e “le tante volte che mi hai letteralmente presa di peso e portata via” - niente rabbia, nessun riferimento a Carlomagno. Forse perché non è il momento. Forse perché c’è un bambino, il figlio della coppia, che già pagherà il conto di tutto questo senza necessità di aggiungere odio al dolore. Gli stanno vicini i parenti, i compagni di classe e quelli della scuola calcio, cordoni di polizia, carabinieri, vigili, guardie zoofile si stendano a cordone per evitare (o tentarlo) che la pena diventi spettacolo, la solidarietà assedio, la voglia di prossimità morbo. Un applauso saluta il feretro che esce insieme a un volo dí palloncini. Sul sagrato si allargano folla e chiacchiere, fra chi commenta “ma come si fa a fare una cosa così, ad ammazzare una donna così” e chi si lamenta “non si vedeva niente”.