Un boato quando appare. E come appare? Nessun effetto speciale per il presidente Mattarella. Nessun elicottero, non la scorta di James Bond come fece la regina Elisabetta. Ma un tram, un vecchio tram arancione di quelli che, qui a Milano, piacevano tanto a Enzo Jannacci e Beppe Viola.
Un tram che porta le persone al lavoro, senza alzare nemmeno un filo di fumo sulla città. Quel geniale tram che mette tutti vicini, occhi negli occhi, sullo stesso piano, andata e ritorno: il tram senza business class. Questo è il 26. È un tram pieno di bambini, cioè di futuro. Un tram che racconta l’integrazione. Perché porta anche i figli dei genitori arrivati da altri Paesi, ma tutti i bambini sono insieme adesso, e sono al riparo accanto al Presidente della Repubblica italiana. Possono giocare, possono sorridere: stanno viaggiando.
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Sul tram salgono i portabandiera, ci si pigia stretti. Certo, al banco di manovra c’è un autista speciale: Valentino Rossi. Tranviere in cravatta. Ma è un altro doppio simbolo: si può andare forte e si può andare piano, e si può essere campioni partendo da Tavullia, provincia italiana, paese e mondo, orgoglio e normalità. È un presidente umano al tempo della disumanizzazione totale. Dove Donald Trump può ritrarre Barak Obama in forma di scimmia. Dove si muore ogni giorno per le guerre e per le carestie usate come arma di sfinimento. È un presidente in tram. Prossima fermata San Siro. Ecco: sta arrivando Mattarella. Un altro boato.










