Gli appassionati del genere ormai da dieci anni conservavano in una teca di ottima memoria quella serie. Si chiama The Night Manager, nello scenario bollente mediorientale agivano un giovane agente sotto copertura (Tom Hiddleston), un terrificante mercante d’armi in ruolo da cattivo apicale (ed era Hugh Laurie) e una classica dirigente dei Servizi inglesi, l’allora già strepitosa Olivia Colman. Era una meraviglia, era tratta dal maestro John Le Carrè e, come tutte le cose belle, non era più tornata.

Almeno finora, quando, piuttosto a sorpresa, Hiddleston stesso ha ripreso in mano l’operazione decidendo che interpretando il Loki dei film Marvel aveva guadagnato abbastanza. Richiamati quindi in servizio sia Laurie che, a occhio più refrattaria, la Colman, è arrivato The Night manager 2 (Prime Video). Niente più Le Carrè, niente Medioriente, soggetto originale e tutto trasportato in Colombia, tra narcotrafficanti, mercanti d’armi e voglia di golpe in era decisamente pre-Trump e con snodi ormai un po’ invecchiati.

Al netto del piacere di ritrovare quei tre in azione (Hugh Laurie è fantastico nei panni del super-cattivo, peraltro dato per morto in chiusura di prima stagione. E disegna un personaggio al cui confronto il vecchio dr. House è un bonaccione simpaticissimo) tutto però si è decisamente normalizzato in una spy-story internazionale dal taglio classico. Da cui una domanda: ma i Servizi inglesi non saranno stufi di essere rappresentati in tutte le serie tv come un covo di corrotti? E però attenzione, perché resistendo alla visione, con relativa fatica in quanto tutti sanno il fatto loro e le suggestioni dei luoghi permangono, si arriva a un finale che tra un capovolgimento e l’altro lascia sconcertati davvero. E che apre sì a una successiva terza stagione, ma riserva al telespettatore pigro, e fino a quel momento magari indolente, uno schiaffone di trama che si rivela salutare.