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Ultimo aggiornamento: 17:16

Lo spunto me lo fornisce direttamente il più piccolo. Che però, attenzione, adesso ha diciotto anni, ovvero fuori dal limite indicato da Sanchez e dentro a pieno titolo alla panacea di tutti i mali che è quell’Internet e suoi consociati social, di nuova e vecchia partitura.

Ciò posto, parlo bene, si dirà. Speriamo, rilancio, perché non è neanche detto. E infatti, come sopra, lo spunto lo dà il neodiciottenne: “Per me una persona che oggi si buttasse in politica è un folle, perché decidere di sottoporsi a un vita di stress” dice mentre infila in bocca due rigatoni insieme. Chi ascolta, cioè io e la sorella, alziamo gli occhi e verifichiamo che stia masticando. “E perché? – chiedo io – Amministrare la cosa pubblica dovrebbe essere la più nobile della arti”. La sorella a quel punto: “E poi dipende da quanta importanza si dà al potere”. Io: “Per alcuni è tutto”.

Al che, lui, definitivo: “Secondo me il potere vero ce lo hanno quelli come Zuckerberg. Purtroppo o per fortuna contano quelli come lui. Contano – insiste – e traggono il massimo dalla loro opera d’ingegno. Quello sì che è potere, muovono le masse vere. Altro che…”.