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Ultimo aggiornamento: 17:15

Non solo Musk. La Spagna è in guerra aperta con quelli che definisce rappresentanti della tecnocrazia e ribatte alle accuse di Pavel Durov, fondatore di Telegram. L’interesse di Durov verso Madrid riguarda sempre il pacchetto normativo anticipato qualche giorno fa dal premier Sanchez, che contempla il divieto di accesso ai minori di 16 anni e anche la responsabilità penale per gli amministratori delegati delle reti social. Il primo ministro le ha definite un “Far West” dove trionfa l’illegalità senza che vi siano conseguenze per chi li amministra.

Durov, che nel 2024 è stato arrestato in Francia per aver consentito attività criminali sull’app di messaggistica come terrorismo, traffico di droga, frode, riciclaggio di denaro e distribuzione di contenuti pedofili, ha contestato questa iniziativa scrivendo: “Queste non sono misure di sicurezza; sono passi verso il controllo totale. Abbiamo già visto questo copione in passato: governi che usano la sicurezza per censurare chi li critica. In Telegram, diamo priorità alla tua privacy e alla tua libertà: crittografia avanzata, nessuna backdoor e resistenza all’abuso”.

Il fondatore di Telegram paventa, dunque, in vista di una raccolta di dati per lo sbarramento ai social rispetto all’età, una schedatura di massa: “Crea un precedente per il tracciamento dell’identità di OGNI utente, erodendo l’anonimato e aprendo le porte alla raccolta di dati di massa. Ciò che inizia con i minori potrebbe diffondersi a tutti, soffocando il dibattito pubblico”. Madrid replica a muso duro: il messaggio del fondatore di Telegram “riflette il modo di operare dei tecnocrati sui social media: è pieno di bufale e mira a minare la fiducia nelle nostre istituzioni”.