ROMA. Roberto Vannacci non lascia il seggio a Strasburgo dopo l’uscita dalla Lega. Lo chiarisce in un post sui social, nel giorno successivo allo strappo: «No, non mi dimetto da europarlamentare: i voti sono miei». La posizione arriva mentre, a Montecitorio, alcuni deputati considerati a lui vicini muovono i primi passi su un dossier sensibile per la maggioranza, il sostegno militare all’Ucraina.
A firmare un emendamento al decreto Ucraina sono Edoardo Ziello e Roberto Sasso, entrambi leghisti, insieme a Emanuele Pozzolo, già passato al Misto. Il testo chiede «la soppressione totale dell’impegno da parte del governo dell’autorizzazione all’invio di nuove forniture e equipaggiamenti militari a favore delle autorità governative di Kiev». Ziello, interpellato, spiega che se l’emendamento verrà bocciato «prenderemo atto», lasciando aperta una valutazione personale sul futuro. Sasso e Ziello avevano già votato contro la risoluzione di maggioranza sull’Ucraina a metà gennaio.
Il fronte interno si intreccia con la linea politica. Vannacci rivendica coerenza e richiama altri casi di cambi di gruppo senza dimissioni, sostenendo che la richiesta nei suoi confronti sia selettiva. Sullo sfondo, resta la regola parlamentare: le preferenze concorrono all’assegnazione dei seggi alle liste, non ai singoli.













