La tragedia avvenuta ieri sera in provincia di Lucca, dove una fuga di monossido di carbonio ha causato quattro morti, una persona in fin di vita e tre carabinieri intossicati, riporta al centro dell’attenzione i rischi legati a uno dei gas più pericolosi in ambito domestico. Secondo le stime della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), il monossido di carbonio provoca ogni anno in Italia tra i 350 e i 600 decessi e oltre 6mila ricoveri ospedalieri, con circa l’80% delle intossicazioni che si verifica all’interno delle abitazioni.

Il monossido di carbonio (CO) è particolarmente insidioso poiché è un gas incolore e inodore in grado di provocare a concentrazioni eccessive la morte quasi immediata – spiega Sima – Si tratta di un gas da combustione emesso dai motori a benzina, fornelli, generatori, lampade a gas, radiatori portatili a kerosene e a gas, caldaie, scaldabagni, caminetti e stufe a legna o a gas. Una volta inalato, il CO si lega all’emoglobina con un’affinità oltre 200 volte superiore rispetto all’ossigeno, formando carbossiemoglobina e compromettendo la capacità del sangue di acquisire e trasportare ossigeno, con conseguente ipossia tissutale.

I livelli che comportano rischi