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4 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:11
Il deragliamento del Frecciarossa Milano-Salerno, avvenuto alle 5.30 del 6 febbraio 2020 nei pressi del posto di movimento di Livraga, non è stato il frutto di un singolo errore, né di una fatalità imprevedibile. È stato, piuttosto, il risultato di una catena di sbagli distinti e autonomi, ciascuno insufficiente da solo a provocare il disastro, ma devastante nel loro concatenarsi. È questa la conclusione centrale contenuta nelle motivazioni della sentenza di primo grado depositate dal Tribunale di Lodi, che ha giudicato il processo per disastro ferroviario e duplice omicidio colposo.
Una ricostruzione che restituisce l’immagine di un sistema in cui gli errori non vengono intercettati, ma si sommano fino a diventare irreversibili. Nell’incidente la carrozza di testa si era sganciata dal resto del convoglio e aveva finito la sua corsa su un binario morto, ribaltandosi e provocando la morte dei due macchinisti Mario Dicuonzo e Giuseppe Cicciù. Dieci delle 32 persone a bordo avevano riportato lesioni gravi. Un incidente – con due macchinisti morti e oltre 20 feriti – “conseguenza del concatenarsi di diverse condotte antigiuridiche, tra loro indipendenti e parimenti rilevanti nella produzione dell’evento, sebbene nessuna di esse sia stata da sola sufficiente a determinare i fatti”.






