L’ultima monumentale opera di David LaChapelle sembra fatta con Photoshop, ma è stata scattata in studio. E a chi guarda con sospetto la sua religiosità, lui dice: “Come si può affrontare il mondo senza?”

di Maurizio Fiorino

“Voglio che la gente sappia che queste sono foto vere: ciò che vedete non è realizzato con una tastiera”. David LaChapelle è tornato, ovviamente a modo suo. The Second Coming, la sua nuova – e in ogni senso monumentale – opera, richiama Michelangelo senza esserne, come precisa l’artista, “né una parodia né una citazione diretta. Non sto cercando di ricreare il dipinto, ma l’idea. Allo stesso tempo, volevo rendere un omaggio esplicito, mantenendo Gesù il più vicino possibile all’originale, così che il legame fosse evidente”. Realizzata con il supporto della galleria Deodato Arte, l’opera sarà esposta contemporaneamente all’Orlando Museum of Art (nella mostra: As the World Turns) a partire da oggi, negli spazi milanesi di Deodato dal 2 al 7 febbraio e, a seguire, in quelli romani dall’11 al 21 febbraio.

Dopo tanti anni di puro pop e misticismo, ora la Bibbia.

“Per molto tempo ho tenuto tutto separato. Eppure già negli anni Ottanta lavoravo sul tema della mortalità, mentre le commissioni per così dire pop erano un’altra cosa. Ho però notato che molti giovani arrivano alle mie mostre grazie ai progetti con Travis Scott, Lady Gaga o Dua Lipa. Quel ponte mi serve per dire ciò che per me è più importante: quello che sento riguardo a Dio”.