Si chiude nel modo più disonorevole possibile la lunga carriera politica di Peter Mandelson, ex ministro laburista, ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blair ed ex ambasciatore negli Usa riciclato dal premier britannico Keir Starmer, costretto infine a dimettersi dalla Camera dei Lord dopo le ultime «vergognose» rivelazioni arrivate dagli Stati Uniti sul suo legame a doppio filo col defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein. Rivelazioni che hanno portato anche all'avvio di una indagine penale nei suoi confronti da parte della polizia di Londra per le informazioni e i documenti governativi riservati condivisi quando era ministro col finanziere morto suicida in carcere. «La Met Police ha ricevuto diverse segnalazioni riguardanti presunte cattive condotte nell'esercizio di funzioni pubbliche, inclusa una dal governo britannico», si legge nella nota di Scotland Yard che segna un'ulteriore svolta nella vicenda.

I «leak» sotto accusa, venuti alla luce dalle email pubblicate negli Usa sullo scandalo Epstein, riguardano informazioni passate da Mandelson al faccendiere, fra il 2009 e il 2010, sulla stretta fiscale ai bonus dei banchieri dopo la crisi del 2008 e sull'approvazione del mega intervento Ue da 500 miliardi di euro per il salvataggio delle banche europee. Materiale sensibile per i mercati finanziari che viene definito come tale. Le segnalazioni contro Mandelson erano arrivate da due partiti d'opposizione, il trumpiano Reform Uk guidato da Nigel Farage, e gli indipendentisti scozzesi dell'Snp. Ma ha offerto la sua «piena collaborazione» alle indagini lo stesso esecutivo laburista, intervenuto nel tentativo di ridurre le conseguenze di uno scandalo rispetto al quale è chiamato a rispondere il premier, già in grave crisi di consensi. E’ emersa anche una foto, risalente al 2010, del Lord in mutande, in quella che sembra essere la magione parigina di Epstein, dopo un’altra, in accappatoio, pubblicata mesi fa.