Una mediazione multilivello, condotta lontano dai riflettori e scandita da contatti riservati, ha permesso di sbloccare l'accordo-quadro annunciato tra Stati Uniti e Iran per evitare una guerra regionale.
Concordanti fonti diplomatiche regionali affermano che l'intesa è maturata attraverso un lavoro discreto che ha coinvolto Qatar, Turchia e Russia, oltre a singole figure chiave nei due apparati decisionali.
Ankara, prima di tutto, si è mossa per ospitare possibili colloqui tra Washington e Teheran, intensificando i propri sforzi diplomatici nel timore di un'azione militare statunitense contro l'Iran.
In questo quadro è previsto a Istanbul un incontro tra l'inviato speciale Usa Steve Witkoff e il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi per discutere un possibile accordo sul nucleare. Un funzionario turco ha confermato che Ankara sta lavorando per "portare le parti allo stesso tavolo", senza fornire dettagli su tempi e formato.
I media di Teheran hanno adottato una linea prudente, segnalando la disponibilità di Teheran a negoziati condotti su "basi eque" e limitati al dossier nucleare, con l'esclusione del programma missilistico e delle attività regionali. Sempre sul versante iraniano, un ruolo operativo viene attribuito ad Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e considerato il principale decisore dopo la Guida suprema, Ali Khamenei. Larijani avrebbe autorizzato l'apertura del canale negoziale e fatto filtrare segnali di disponibilità, anche dopo una recente missione a Mosca.






