In Unicredit oltre il 90% dei bancari sceglie di ricevere il premio di produttività e il bonus, o una sua parte, sul conto welfare. La banca è passata da un premio di produttività una tantum di mille euro lordi del 2021 ai 2.500 euro in welfare, grazie alla defiscalizzazione, del 2025: un aumento del 200%. Le percentuali di conversione si devono in gran parte alla defiscalizzazione, alla digitalizzazione del servizio e a un’offerta di flexible benefit che vanno dall’istruzione, alla cura e assistenza ai familiari, alla salute, al tempo libero, alla previdenza, alla sanità, al rimborso bollette, affitto, buoni spesa, carburante, mobilità, educazione e assistenza.

La maggiore spendibilità del credito welfare

Il credito welfare ha aumentato la sua spendibilità che oggi è diventata un’opzione scelta da quasi un quarto dei lavoratori. Un dato che racconta un balzo inimmaginabile fino a dieci anni fa, quando molte aziende si ritrovavano lavoratori che non spendevano il credito welfare per l’eccesso di complessità dovuto all’assenza di piattaforme digitali e alla burocrazia. Tutto questo è ormai confinato al passato, se è vero che due contratti di secondo livello su tre ormai prevedono il welfare e nel tempo i lavoratori che scelgono di convertire il premio beneficiando della defiscalizzazione (entro l’importo di 3mila euro) sono aumentati progressivamente. Anche se le percentuali aumentano lentamente, soprattutto nel post fiammata inflattiva in cui l’attenzione al denaro è stata molto forte. Se il dato medio è intorno al 25%, nelle grandi imprese le percentuali di chi converte il premio salgono al 40% e non mancano le storie di aziende dove i tassi di conversione arrivano al 90%.