La Corea del Sud, quel piccolo gigante asiatico che, in un mondo ossessionato dall'intelligenza artificiale, si ritrova a cavalcare l'onda dei chip come un surfista provetto su un'onda perfetta.

Gennaio 2026, e le esportazioni volano a 65,8 miliardi di dollari, un balzo del 33,9% rispetto all'anno prima.

Merito dei semiconduttori, quei minuscoli cervelli elettronici che fanno funzionare l'AI globale: 20,5 miliardi di dollari esportati, più del doppio dell'anno scorso. Samsung e SK Hynix, i colossi locali, gongolano con utili record. E poi ci sono le auto, Kia e Hyundai in testa, che spingono con ibride ed elettriche: 6 miliardi di dollari, up del 21,7%.

La Corea vola, sì, ma su un cielo tempestoso, perché dall'altra parte dell'oceano, Donald Trump, rieletto e più battagliero che mai, agita lo spettro dei dazi. Seul, città iperconnessa, dove i robot puliscono le strade e i droni consegnano il kimchi, festeggia un record che sa di rivincita tecnologica.

I chip sudcoreani sono il petrolio del XXI secolo, indispensabili per i data center che addestrano algoritmi a pensare (o a fingere di farlo). Senza di essi, l'AI mondiale si inceppa, come un'auto senza benzina.