“Mi pento di aver avuto contatti con Epstein”, sono le parole della principessa di Norvegia, Mette Marit, davanti ai microfoni dell’emittente Nrk. Quella del Regno Unito non è l’unica monarchia che si trova a fare i conti con il clamore della torbida vicenda legata al pedofilo americano di Brooklyn. “Jeffrey Epstein è responsabile per le sue azioni – ha dovuto chiarire davanti ai suoi sudditi l’ultima vittima coronata dei file pubblicati negli Stati Uniti, aggiungendo – Io sono responsabile per non aver verificato meglio il passato di Epstein e per non aver compreso abbastanza in fretta che tipo di persona fosse”. “Mi dispiace profondamente – ha poi concluso la ex borghese, che da anni combatte contro una fibrosi polmonare molto grave – ho mostrato scarso giudizio e mi pento di aver avuto contatti con Epstein. Qualcosa di imbarazzante”.

Chi si pente, chi nega, chi tace. Oltre tre milioni di documenti, foto e video meticolosamente raccolti da Jeffrey Epstein durante la sua scalata sociale tra i potenti della terra, lenti ma inesorabili stanno macchiando la reputazione di politici, star e reali, senza fare distinzioni. La vittima più eccellente, per ora, rimane sempre il fratello di re Carlo III, protagonista di foto inequivocabili, privato di ogni titolo reale ed onorificenza guadagnata sul campo per conto della corona, sfrattato dalla sua magione di 30 stanze e che, nonostante tutto, non ha mai mostrato cenni di pentimento o compassione per le vittime della tratta di ragazze di Epstein.