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In genere i principi libertari sono stati messi a fuoco, come nota Roberto Festa nella prefazione di Fede nella Libertà di Thomas Szasz (Rubettino editore), da economisti o filosofi. Difficile trovare uno psichiatra. Ma quando ti addentri nelle argomentazioni di Szasz capisci come ti sei perso una parte della Luna. Quella che non si vede. Quella del buio della ragione e della mente. Ma anche quella in cui surrettiziamente si insinua il germe del controllo e dello schiavismo. Proprio così.

Il cuore del libro di Thomas Szasz è infatti una critica radicale alla psichiatria coercitiva e alla sua legittimazione da parte dello Stato. Secondo Szasz, la psichiatria moderna non è solo una branca della medicina: è un’istituzione che spesso viola la libertà individuale sotto il pretesto di “cura” e “salute mentale”.

Szasz parte da un principio chiaro: non esistono “malattie mentali” come entità biologiche oggettive, ma solo problemi nel vivere, difficoltà o comportamenti che la società etichetta come pa Il testo mette in discussione pratiche come il ricovero obbligatorio e la somministrazione forzata di farmaci, sollevando domande scomode: quando è giustificabile togliere la libertà a una persona “per il suo bene”? E chi decide cosa sia davvero bene per un altro essere umano?