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1 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:26

Gli incendi nella Patagonia argentina non si fermano. Dal 5 gennaio sono stati distrutti oltre 36mila ettari di foreste autoctone, pascoli e praterie secondo i dati dell’Agencia Federal de Emergencias (AFE). Le zone interessate si trovano in particolare nella Comarca andina al confine con il Cile, vasta area caratterizzata da boschi e paesaggi montani. La provincia di Chubut è la più colpita e le fiamme hanno raggiunto anche il Parque Nacional Los Alerces. Secondo Greenpeace, sono andati distrutti oltre 40mila ettari.

“Gli incendi sono riconducibili a tre cause strutturali che si completano a vicenda. La prima è la crisi climatica globale. L’Argentina sta vivendo ondate di calore anomale con temperature di 30-32 gradi. La siccità, aggravata dal cambiamento climatico, rende il territorio più arido e incline agli incendi”, spiega a ilfattoquotidiano.it Enrique Viale, avvocato dell’organizzazione “Abogados Ambientalistas”. “L’altro fattore è la proliferazione delle piantagioni massive di pini. È una specie esotica, proveniente dal Nord America, e possiede caratteristiche pirofite: dopo ogni incendio, si moltiplica. Anche questo contribuisce a rendere gli incendi così devastanti: è come bruciare una polveriera”, prosegue Viale. “Il terzo fattore è l’attuale governo libertario che ha deciso di definanziare tutte le politiche ambientali”.