Secondo quanto spiegato dal Quirinale, tutti si sono distinti per impegno nel sociale

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Genova – Trentuno onorificenze, “distribuite proporzionalmente” a donne e uomini “che si sono distinti per il loro impegno nel sociale”, manifestato attraverso “l'uso etico e responsabile dei social network, l'attività sportiva come mezzo di inclusione, l'arte come strumento di integrazione sociale, l'assistenza e il supporto ai detenuti, le attività solidali e di volontariato, per aver costruito un modello di imprenditoria etica, per l'impegno elargito nella tutela del bene della salute, anche al di là dei confini nazionali, per il coraggio e l'eroismo dimostrato, oltre i propri doveri professionali, per essersi resi esempi di cittadinanza attiva”.

Con queste motivazioni, e con i loro nomi e storie, che si presentano i 31 nuovi Cavalieri dell'Ordine Al merito della Repubblica italiana, scelti di sua iniziativa dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Trentuno profili, trentuno e più storie da cui il capo dello Stato, ha potuto scegliere individuando esempi, "tra i numerosissimi presenti nel nostro Paese, di impegno civile, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei valori repubblicani”. E che vanno, solo per citarne alcuni, da Sonia Gerelli e Marco Damonte, genitori del piccolo Elia, morto a soli 3 anni al Gaslini per un’infezione contratta dopo aver consumato formaggio non pastorizzato a base di latte crudo (hanno fondato l’associazione Il Trenino di Elia proprio per portare avanti una campagna di informazione e sensibilizzazione sui rischi alimentari), a Valentina Mastroianni, mamma di Cesare Zamboni, deceduto a 3 anni a causa di una malattia rara, sino al primo medico volontario italiano a Gaza (Tiziana Roggio, 38 anni, chirurgo plastico), a una suora (Emma Zordan, 84 anni, volontaria da anni nel penitenziario di Rebibbia), a Mauro Glorioso, lo studente di medicina diventato tetraplegico dopo essere stato colpito da una bici ai murazzi di Torino (“per non essersi arreso alle avversità della vita”).