Per il prossimo mercoledì 21 gennaio a Milano sono attese temperature fino a meno 5 di notte, il picco di un’altra ondata di freddo piombata sull’Europa che ha fatto schizzare, prima dei consumi, i prezzi del gas. Il TTF, la quotazione guida dell’Europa, ha chiuso poco sotto i 38 euro per megawattora (MWh), con un balzo in una settimana del 30% che ricorda lo shock del 2022, a guerra in Ucraina appena iniziata. La crisi allora non è ancora finita e l’ottimismo che aveva portato a prezzi troppo bassi si è ribaltato, come puntualmente analizzato ieri da Bellomo su queste pagine.
Le scorte sono troppo basse e di questo ne è un po’ responsabile la Commissione Europea che ha voluto introdurre più flessibilità sugli obblighi delle scorte ad inizio inverno, da 90% della capacità all’80%. L’obiettivo era di ridurre la speculazione durante l’estate quando fisicamente occorre comprare gas per metterlo sottoterra nelle scorte. In questi giorni, la finanza si riprende la rivincita e cavalca le forti oscillazioni degli ultimi giorni.
Il nucleare francese
Il freddo fa salire i consumi di elettricità, in particolare in Francia, dove, grazie nucleare abbondante, il riscaldamento si fa con la corrente e poco col gas. Qui la domanda si mantiene a livelli record, vicino ai 90 GW, valori non visti dal 2018, quasi il doppio dei picchi di domanda dell’Italia. Ad eccezione della tribolata Flamanville, tutte le centrali nucleari francesi stanno andando al massimo, tuttavia, visto i consumi interni, calano le esportazioni ai vicini, anche all’Italia, il paese in Europa che più dipende dalle centrali francesi. La sicurezza del nostro sistema elettrico è sempre appesa alle esportazioni dalla Francia.















