Ha scavato in poco tempo e con cura senza avere necessità di informarsi su come tumulare un corpo. Perché lui, come seppellire una salma, lo sapeva. E non c’è nessuna ricerca fatta nelle ore successive all’omicidio della moglie Federica Torzullo, quanto più una conoscenza sedimentata e frutto dell’esperienza. Perché Claudio Carlomagno, il 44enne accusato di femminicidio e occultamento di cadavere, aveva lavorato nei cimiteri. La società del padre Pasquale, aperta più di trent’anni fa come ditta individuale e diventata poi una srl, nel corso degli anni aveva eseguito più di un lavoro proprio nei luoghi destinati ai defunti. E anche Claudio ne aveva assorbito i “saperi”. Da ultimo la Carlomagno srl pare che stesse lavorando proprio in un cimitero: quello di Prima Porta.
Il giorno prima del delitto, o il giorno stesso stando all’ipotesi investigativa che vedrebbe Federica morire per mano del marito la sera dell’8 gennaio, l’indagato insieme al padre e a un operaio si recano nelle primissime ore del mattino in una cava di Anguillara per acquistare della ghiaia. Materiale che gli sarebbe servito proprio per il cantiere a Roma. In tutto ne sono stati caricati due metri circa, una quantità sufficiente per un pavimento di non oltre 10 metri quadri. Ma di quel materiale, pare che una parte sia rimasta sul camion e che dunque, la sera, sia tornata al deposito della società di famiglia, ad Anguillara.










