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30 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:14
La partenza stessa mano stesso piede fatta vedere nei primi minuti del secondo quarto della gara contro gli Hornets, riassume benissimo l’essenza di Cooper Flagg. Jaden Hardy guida il contropiede sulla corsia centrale, dopo aver preso un rimbalzo difensivo. Si ferma sul vertice alto della linea da tre, mentre Flagg riempie in modo rapido e silenzioso la corsia laterale. Hardy lo serve sulla corsa, il rookie dei Mavericks si trova davanti Tidjane Salaun di Charlotte. Non ferma la corsa dopo aver ricevuto il passaggio, mette palla a terra immediatamente, attacca l’angolo difensivo di Salaun che – in quella situazione – non avrebbe mai potuto essere perfetto. C’è tutto qui. C’è il motivo del clamore. Il motivo della prima scelta al Draft. Una interpretazione del basket da chi è nato proprio per giocarci. Feeling innato con il gioco.
Una fluidità che scorre (non semplicemente “corre”) per il campo in modo naturale, quasi in simbiosi col parquet. Tempismo. Velocità di esecuzione. Mezzi atletici. Capacità di essere un giaguaro anche off the ball. E non parliamo del primo passo fatto vedere a Brandon Miller qualche azione dopo, concluso con una schiacciata raccogliendo la palla a una mano, che se avesse avuto “Doctor J” scritto sulla maglia nessuno si sarebbe meravigliato. Per il resto, tiri da tre, tiri su una gamba dalla media, penetrazioni con appoggio di tabella in traffico. Nulla è stato lasciato al caso. Anche un canestro da tre per pareggiare la partita nei minuti finali, anche se poi Dallas perderà la gara. Poco importa. Le vittorie arriveranno. I punti sono 49. Mai un adolescente aveva osato tanto nella storia della NBA. Si, adolescente. Ha 19 anni, Flagg. Per lui 20 su 29 dal campo, 3 su 5 dall’arco, 6 su 6 ai liberi. Magma pirandelliano.






