E così, domenica, per la terza volta Djokovic e Alcaraz si batteranno per uno slam, quello d’Australia. I due precedenti confronti li ha vinti il murciano, a Wimbledon nel 2023 e nel 2024. Niente quarta finale consecutiva, dunque, tra lo spagnolo e Jannik Sinner — dopo quelle del Roland Garros in giugno, dei Championships in luglio e degli US Open in settembre — perché il più vincente e forse longevo campione della storia del tennis ha compiuto l’ennesima impresa.
Un po’ di cronaca, oggi, è necessaria. Gli scambi cominciano tardi, quasi alle 9 e mezzo di sera, e dunque si farà notte fonda a Melbourne Park. Sullo slancio del break a freddo, Jannik si prende il primo set. Nel secondo si scambiano le parti, con Novak Djokovic che trova angoli e profondità, si muove agilmente, serve bene e risponde meglio. Sembra avere dieci anni di meno (ne compirà 39 in maggio), forse anche perché gli fa bene il sostegno aperto del pubblico della Rod Laver Arena, dove l’italiano ha già alzato la coppa nel 2024 e l’anno scorso: “Assez!”, avrebbe sentenziato, in tribuna presidenziale, un redivivo Charles de Gaulle (“Dix ans, c’est assez!”, aveva esclamato la notte del 18 aprile 1969, ma forse vaticinava i dieci titoli australiani di Djokovic). Ceduto il servizio, Sinner non sfrutta alcune ottime chance di controbreak nel quinto e nel settimo game e si lascia raggiungere dall’avversario: un set pari.










