Jannik Sinner esce battuto dalla semifinale dell'Australian Open al cospetto di Novak Djokovic, pagando a carissimo prezzo le occasioni perse. Tante, troppe, soprattutto nei momenti decisivi di una partita durata oltre quattro ore. A risaltare sono le 16 palle break non sfruttate, otto solo nell'ultimo set.

È lì che la semifinale cambia definitivamente volto. Non per un crollo dell'azzurro, ma per l'incapacità di affondare il colpo. "E' una sconfitta che fa male, molto - dice un avvilito Sinner in conferenza stampa -. Ho avuto le mie occasioni, molte palle break anche nel quinto set che non sono riuscito a sfruttare. Lui lì ha tirato alcuni grandi colpi ma il tennis è così. È stata un po' una montagna russa". Non era stata da meno la prima semifinale, tra Alcaraz e Zverev, durata 5h e 27 minuti.

Video Australian Open, Djokovic batte Sinner e sfida Alcaraz

In tutto quasi 10 ore di grande tennis, per la gioia del pubblico stipato nella Rod Laver Arena. Sinner chiude l'incontro con 152 punti vinti contro i 139 di Djokovic. Un margine che certifica come l'azzurro abbia spesso comandato gli scambi, preso l'iniziativa, imposto il ritmo; ma il tennis non premia la quantità, premia la qualità dei momenti. Sinner parte forte, vince il primo set, reagisce nel terzo, resta sempre agganciato alla partita. Ha il controllo emotivo e tecnico per lunghi tratti dell'incontro, ma ogni volta che il punteggio gli offre la possibilità di scappare, Djokovic resiste. Nel quinto set, l'azzurro ha più volte la partita in pugno, ma non lo stringe.