PADOVA - Tremila agricoltori ieri a Padova per chiedere regole e reciprocità in Europa.
Dal palco del Palageox, davanti agli associati Coldiretti arrivati da ogni parte della regione, il presidente provinciale Roberto Lorin ha ricordato che «per la nostra provincia abbiamo recuperato dalla Pac 122 milioni di euro». Ma non basta: «È necessario cancellare l’attuale norma sull'ultima trasformazione sostanziale del codice doganale, che pesa sull'economia delle imprese agricole italiane in termini di redditi e opportunità di export e rappresenta un inganno per tutti i cittadini consumatori europei». Sono stati centinaia gli agricoltori padovani presenti in sala per sostenere e rilanciare la mobilitazione della più grande organizzazione agricola in Italia e in Europa. Una battaglia fondamentale portata avanti dalla Coldiretti è quella contro quello che l’associazione definisce “l’inganno del codice doganale”.
Si tratta di una norma che consente di considerare come italiani prodotti stranieri, spesso extra Ue, che vengono italianizzati grazie a lavorazioni finali, anche minime, effettuate nel nostro Paese. Un fatto che Coldiretti ha ben rappresentato nella mostra “Gli inganni del codice doganale” allestita nella hall del Palageox. Sui tavoli petti di pollo dal Sudamerica, che in Italia vengono semplicemente panati oppure trasformati in crocchette, e poi esportati come Made in Italy. Cosce di maiale olandesi o danesi che vengono salate e stagionate per essere esportate come prosciutti tricolori. Ortofrutta trasformata o succhi di frutta. Un malcostume consentito dall’Unione Europea che si aggiunge a quello dei falsi prodotti italiani, che all’estero hanno raggiunto la cifra record di 120 miliardi di euro, colpendo, seppur in misura diversa, tutte le specialità tricolori, a partire da quelli a denominazione di origine.






