Due aggressioni in pochi giorni contro giovani deputati democratici si inseriscono in un contesto di tensione politica crescente negli Stati Uniti. L’episodio più grave è avvenuto martedì sera a Minneapolis, durante un’assemblea pubblica organizzata da Ilhan Omar nel suo distretto per discutere delle operazioni dell’Ice, la polizia federale per l’immigrazione, e della campagna repressiva che in meno di due settimane ha portato alla morte di due cittadini americani nella metropoli.

Un uomo seduto in prima fila è salito di corsa sul palco e l’ha colpita con un liquido dall’odore pungente, probabilmente aceto di mele, spruzzato da una siringa, prima di essere placcato e ammanettato dalla sicurezza. Nella sala si sono sentite urla e persone in lacrime, mentre alcuni gridavano «gli ha spruzzato qualcosa!». La deputata, visibilmente scossa, ha chiesto solo dieci minuti di pausa e poi è tornata a parlare: «Ecco la realtà che persone come quest’uomo orribile non capiscono: noi siamo Minnesota Strong. Resteremo forti, qualunque cosa cerchino di buttarci contro», ha detto tra gli applausi, spiegando di non voler «lasciare lo spettacolo a chi usa la violenza».

L’aggressore, il 55enne Anthony Kazmierczak, è stato arrestato e accusato di aggressione, mentre la polizia scientifica ha analizzato la scena. Il capo della polizia ha definito l’attacco «inaccettabile» e ha promesso che l’uomo dovrà affrontare «le accuse più gravi possibili» per scoraggiare altre violenze contro i parlamentari. A Minneapolis il sindaco Jacob Frey ha condannato l’episodio, ricordando che «violenza e intimidazione non hanno posto nella nostra città». L’attacco è arrivato poche ore dopo un comizio di Donald Trump in Iowa, in cui il presidente ha nuovamente insultato Omar per le sue origini somale, sostenendo che venga da «un Paese che non è nemmeno un Paese» e imitando il suono dei raid contro le barche dei trafficanti: «Boom! Boom! Boom!». Più volte Trump ha detto che dovrebbe essere deportata, nonostante la deputata sia una cittadina americana e sia entrata regolarmente con la famiglia nel 1995 ricevendo asilo politico.