Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Cambiano i nomi, cambiano le facce, ma il meccanismo resta sempre lo stesso: si individua un bersaglio, lo si isola, lo si espone alla gogna, lo si consegna alle folle

Caro Direttore Vittorio Feltri,

prima di porle una domanda, mi permetta di farle un complimento, spero gradito. Lei, con le riflessioni che fa nella sua «stanza», mi riferisco in particolare a quella dove chiede di non confondere la Giustizia con l'ira, sta scrivendo delle pagine profonde e bellissime, forse tra le migliori della sua lunga carriera di giornalista alla Montanelli. Veniamo al punto. Non so se ricorda di quella giovane ucraina adottata da una famiglia italiana che era scomparsa a Nardò. A un certo punto, creduto colpevole un suo amico (prima come sequestratore, poi addirittura assassino), che forse nutriva verso la bella ragazza delle speranze, si raduna sotto casa sua una folla inferocita di manzoniana memoria, che urla e minaccia di picchiarlo. Appunto quello che Lei ha invocato di non fare. Fatto sta che, dopo la smentita del Corriere della sera che aveva dato in un primo momento per morta la ragazza, il colonnello dei carabinieri che segue le indagini, esce dalla casa del giovane per placare gli animi. Si verrà a sapere che l'allontanamento era volontario. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se la storia avesse avuto un epilogo classico di femminicidio. Concludo questa riflessione dicendo che i processi, almeno secondo l'attuale legislazione, devono essere celebrati in tribunale. Certo, nei tribunali i tempi non sono rapidi come nei talk show, ma per un semplice motivo. Nelle aule di giustizia, prima di giungere a sentenza, si svolgono dibattimenti, perizie, interrogatori e gradi di giudizio. Per fare questo, a regola d'arte e di codice, occorrono tempi; e spesso sono proprio gli avvocati a ritardare i tempi per tutta una serie di questioni. Bene fanno quei presentatori televisivi, come Gianluigi Nuzzi (Quarto grado) e Giuseppe Brindisi (Zona bianca), ad anteporre il dibattito nei loro talk show dicendo: «Qui non celebriamo processi, ma cerchiamo la verità». I processi istantanei celebrati in tv e nei social non possono che portare a tragedie come quella dei genitori dell'assassino trovati impiccati.