Quando è stata trovata, non riusciva nemmeno a reggersi sulle zampe. Il corpo era talmente provato da lasciare pochi dubbi su quanto tempo le restasse. Eppure, nonostante tutto, il cane Dolly era ancora lì, aggrappata alla vita con una forza che ha colpito chi l’ha vista per la prima volta. Una giovane cagnolina ridotta allo stremo, ma non arresa.

Un corpo consumato dalla fame

Dolly, una meticcia di tipo Staffordshire Terrier di circa due anni, presentava il punteggio di condizione corporea più basso possibile, un indice veterinario che misura la quantità di massa muscolare e di grasso. In termini pratici, significa che il suo organismo aveva consumato quasi tutte le riserve disponibili per sopravvivere. Dal punto di vista medico, una situazione del genere espone a rischi gravissimi: ipotermia, collassi, danni agli organi interni e squilibri metabolici potenzialmente fatali. Le ferite riscontrate su zampe e coda suggeriscono inoltre un lungo periodo trascorso in condizioni incompatibili con il benessere animale.

Perché nutrirla subito sarebbe stato pericoloso

Una delle prime decisioni cruciali è stata non nutrirla liberamente, per quanto potesse sembrare controintuitivo. Negli animali affamati a lungo, la reintroduzione rapida del cibo può causare la sindrome da rialimentazione, una grave alterazione elettrolitica che può portare ad aritmie cardiache, insufficienza respiratoria e morte. Per questo Dolly è stata inserita in un protocollo di rialimentazione controllata, con pasti minimi e frequenti, monitorando costantemente i parametri vitali. Un processo lento, ma essenziale per darle una possibilità reale di sopravvivenza.