C’è un momento preciso in cui il realismo politico, che deve sempre essere la bussola di chi governa un Paese, non può non cedere il posto ad un approccio “idealista”, e cioè basato sui valori fondamentali della dignità umana. Per non far perdere credibilità e rispetto a quel Paese, prima di tutto. Nei rapporti con il regime iraniano, quel momento è forse arrivato. I rapporti fra gli Stati, come sappiamo, non sono regolati da leggi cogenti ma da rapporti di forza e di convenienza. Ed il principio dell’autodeterminazione dei popoli, ereditato dall’Ottocento liberale, va rispettato. Se siamo stati con tanta partecipazione vicini al popolo ucraino, è proprio per questo motivo. D’altronde, l’idea di “esportare la democrazia” con le armi è stata sempre un’idea fallimentare: è il popolo a dover decidere del suo destino e a sbarazzarsi eventualmente di governi tirannici. C’è però un limite che non può essere superato: quando uno Stato, o meglio una cricca al potere, diventa liberticida e reprime nel sangue, sparando sulla folla, pacifiche manifestazioni di protesta; quando è accertato che la stragrande maggioranza della popolazione vorrebbe liberarsi dei governanti e ricominciare a respirare un po’ d’aria pulita, dovere degli Stati democratici è abbandonare ogni diplomazia, chiamando le cose col proprio nome e agendo di conseguenza.
Avvertite Teheran: Roma non arretra | Libero Quotidiano.it
C’è un momento preciso in cui il realismo politico, che deve sempre essere la bussola di chi governa un Paese, non può non cedere il...








