Salta subito all’occhio l’introduzione di un Consiglio d’amministrazione, i cui tre membri saranno «nominati dal sindaco su proposta dell’Assemblea capitolina». Iter, questo, molto diverso rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi, visto che a nominare gli attuali «consiglieri di direzione» di Acos (che ora automaticamente sono diventati consiglieri d’amministrazione, fino al nuovo Cda) è stata l’Assemblea stessa, con un voto a maggioranza (assoluta nel caso del presidente) sulla base di candidature arrivate in risposta a un avviso pubblico. D’ora in poi invece la nomina spetterà al sindaco, vertice dell’amministrazione che Acos deve «controllare». Questo si aggiunge alle fonti di finanziamento della neonata azienda speciale, che proverranno ancora per la stragrande parte dal bilancio di Roma Capitale grazie a un contratto di servizio ad hoc. Soldi e poltrone sembrano così strettamente legati al Campidoglio, il «controllato» del «controllore» Acos. Ma andiamo avanti.