VENETO - Guerra o pace? Condivisione o Vietnam? Le scelte che la Lega-Liga Veneta assumerà nelle prossime settimane, a partire dai candidati alle suppletive, saranno centrali per capire i rapporti che si determineranno prima di tutto in consiglio regionale. Perché a Palazzo Ferro Fini, oltre al fatto che non c’è più la maggioranza bulgara della precedente legislatura, i numeri sono “ballerini”. Basta poco - un’assenza, un’astensione, un improvviso “non voto” - per rendere difficoltosa l’approvazione dei provvedimenti della giunta di Alberto Stefani. E se già i principali alleati, da Fratelli d’Italia a Forza Italia, potrebbero farsi sentire, a preoccupare il Carroccio sono proprio le fibrillazioni interne.

Per dire: c’è tutta la parte della Lega veneziana che ha mal digerito l’esclusione di un proprio rappresentante dalla giunta di Stefani, con l’ex assessore Francesco Calzavara che si è trovato il conterraneo jesolano di FdI Lucas Pavanetto a guidare il Turismo, mentre all’ex vicesindaco di Venezia Andrea Tomaello è stata preferita la meloniana ex fucsia Laura Besio per occuparsi delle specificità della laguna, senza contare che l’area di Chioggia si aspettava un assessore veneziano per far entrare in consiglio il primo dei non eletti Marco Dolfin e invece è rimasta a secco. Numeri ballerini anche perché c’è chi teme che la trevigiana Sonia Brescacin, entrata a sorpresa nel Gruppo Misto, possa sentirsi libera di votare a seconda dei casi. Anche il “vannacciano” Stefano Valdegamberi potrebbe essere una mina vagante. E, giusto per concludere il quadro, Luca Zaia ha già detto che non parteciperà alle votazioni perché sarà un presidente “di garanzia” del consiglio regionale. Dunque, se in questa maggioranza non più bulgara dovesse “ballare” qualche voto, il governatore Stefani rischierebbe grattacapi. Ecco perché le scelte che il partito effettuerà nei prossimi mesi sono determinanti.