Nei rifugi, le richieste sono quasi sempre le stesse: cuccioli, giovani, sani, possibilmente piccoli. Raramente qualcuno chiede di vedere il cane che nessuno vuole. Ancora più raramente lo fa con decisione. Quando quella frase è stata pronunciata – “Voglio il cane più difficile da adottare” – ha spiazzato tutti. E ha aperto una porta che per Belinha sembrava ormai chiusa.
Una cagnolina diventata invisibile
Belinha aveva circa dieci anni ed era arrivata all’associazione Francisco de Assis, nell’entroterra di San Paolo, in Brasile, dopo essere stata lasciata dalla famiglia con cui aveva vissuto per anni. Un abbandono vero e proprio, raccontano i volontari, mascherato da motivazioni di salute.
Per lei il distacco era stato traumatico: aveva perso i suoi riferimenti, la routine, le persone di cui si fidava. Come accade a molti cani anziani, Belinha aveva iniziato a scivolare nell’invisibilità. Nei canili sono proprio loro a restare più a lungo: non attirano l’attenzione, non incarnano l’idea di “inizio”, ma quella di un tempo già vissuto.
L’incontro che cambia il destino






