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Gli attimi della morte di Pretti. Il Nyt: "In mano il cellulare, non la pistola". I testimoni: "Aiutava una donna". Walz: "Indagine indipendente, sfiducia nel governo centrale"

Dieci colpi sparati a bruciapelo in pochi concitati momenti: così gli agenti dell'Ice hanno freddato il 37enne americano Alex Pretti a Minneapolis. I video diffusi online e analizzati da diversi media Usa tra cui New York Times e Cnn, insieme alle dichiarazioni dei testimoni, stanno aiutando a ricostruire gli attimi che hanno portato alla morte dell'infermiere: prima mostrano Pretti che si interpone tra una donna e un agente che le sta spruzzando spray al peperoncino, poi altri agenti spruzzano lo spray anche sul giovane, che tiene un telefono in una mano e nulla nell'altra. La sua arma (detenuta con regolare permesso) rimane nascosta finché gli agenti federali non la trovano e gliela sottraggono.

Ancora non è chiara la provenienza dei colpi esplosi, ma nella descrizione delle immagini da parte della Bbc si sottolinea che, nel momento in cui "gli agenti si allontanano di scatto dall'uomo steso a terra la sparatoria continua e si sentono in totale 10 colpi di arma da fuoco". Le autorità federali hanno dal primo momento dichiarato che l'uomo era armato, ma il Nyt spiega che nei video analizzati "non c'è traccia del fatto che abbia estratto la sua arma, né che gli agenti sapessero che ne avesse una prima di immobilizzarlo a terra". In una dichiarazione giurata, anche il testimone oculare anonimo che ha registrato il filmato della sparatoria afferma di non aver visto Pretti con una pistola prima che venisse colpito dagli agenti dell'Ice. Il Guardian cita un documento pubblicato dall'American Immigration Council (una ong per la difesa dei diritti dei migranti), in cui il testimone spiega che Pretti ha cercato di aiutare una donna che era stata spinta a terra quando è stato afferrato da altri agenti. Non sembrava opporre resistenza, racconta: "Non l'ho visto con una pistola. L'hanno buttato a terra e hanno iniziato a sparargli". Un secondo testimone, un medico di 29 anni, dice nella sua deposizione giurata di aver osservato la sparatoria dalla finestra del suo appartamento: prima ha visto Pretti urlare contro gli agenti, ma "non aggredirli o brandire un'arma di alcun tipo". E dopo la sparatoria, quando il medico ha tentato di prestare soccorso, inizialmente gli è stato impedito di farlo: "Gli agenti dell'Ice non mi hanno lasciato passare, ma nessuno di loro stava praticando la rianimazione cardiopolmonare, e ho capito che la vittima era in condizioni critiche. Ho insistito affinché mi lasciassero visitarlo". Quando ha finalmente convinto gli agenti, ha constatato che la vittima presentava "almeno tre ferite da arma da fuoco alla schiena", oltre a una nella parte superiore sinistra del torace e un'altra possibile ferita da arma da fuoco al collo.