PADOVA - Le luci dell'Ariston si accenderanno tra poco più di un mese, ma per Roberto Sorgato l'emozione è già palpabile. Il 28enne violinista e violista padovano è stato convocato per il secondo anno consecutivo nell'Orchestra Sinfonica del Festival di Sanremo: dopo il fortunato esordio nell'edizione 2025, torna sul palco della 76° kermesse della canzone italiana, in programma dal 24 al 28 febbraio con la direzione artistica di Carlo Conti e la co-conduzione di Laura Pausini.

Le prove sono iniziate in questi giorni e proseguiranno a ritmo serrato fino al debutto in prima serata: una preparazione intensiva che vede impegnati professori d'orchestra selezionati da tutta Italia per completare l'organico stabile della Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo. Imparare le tante canzoni in gara non è certo un gioco, ma professionisti come Roberto sono stati preparati a suonare sinfonie a prima vista.

«È un'emozione pazzesca - racconta il musicista - Ho sempre seguito il festival come in ogni famiglia italiana, vederlo in tv per anni e poi ritrovarmi qui è indescrivibile. L'anno scorso, quando è partito il countdown e ho realizzato di essere in mondovisione, il cuore batteva fortissimo. Sapere di poter tornare ripaga di tanti sacrifici». In una foto pubblicata sui social, Roberto è ritratto con il compianto maestro Peppe Vessicchio, grande artista che il giovane violinista ha avuto l'onore di incontrare. Un cammino costruito con talento e dedizione quello di Sorgato, che dalla tenera età di 5 anni intraprende lo studio del violino e a soli 10 anni venne ammesso come primo classificato al Conservatorio Cesare Pollini di Padova. Qui ha affinato la tecnica sotto la guida di maestri del calibro della violinista armena Sonig Tchakerian e di Giovanni Angeleri, prima di conseguire il diploma nel 2017. Il secondo diploma in viola come privatista e, un anno dopo, la laurea all'Accademia Internazionale di Imola, ottenuta brillantemente con Oleksandr Semchuk e Ksenia Milas hanno completato la sua formazione. Successivamente risulta idoneo anche per l'Accademia del Teatro alla Scala di Milano, traguardo che parla di un livello tecnico e interpretativo di primissimo piano.