Il secondo round di colloqui ad Abu Dhabi tra la delegazione ucraina e quella russa, avvenuto con la mediazione degli americani Steve Witkoff e Jared Kushner, ha segnato dei passi avanti sulle trattative di pace.
Il clima di cauto ottimismo emerge dalle dichiarazioni rilasciate dagli alti dirigenti statunitensi. Pur riconoscendo che sono necessarie «altre discussioni», hanno annunciato: «Non pensiamo di essere così lontani da un incontro Putin-Zelensky, visti i recenti progressi nei colloqui». E produttivo è stato anche il dialogo che ha preceduto il trilaterale: a Mosca il presidente russo, l’inviato americano e il genero di Donald Trump hanno parlato per quattro ore. Per non perdere il nuovo slancio, è già stata fissata la riunione tra le tre squadre negoziali: si vedranno tra una settimana, il 1° febbraio, sempre negli Emirati Arabi.
«L’unica cosa che mi tiene in vita è sapere che un giorno sarà fatta giustizia. Ma certe notizie vanno in senso contrario». È un mix di indignazione e incredulità quello che travolge come una valanga alpina le famiglie delle vittime del rogo di Crans-Montana. Loro a piangere i ragazzi uccisi o deturpati dal bar-trappola e il proprietario del Constellation, Jacques Moretti, libero di passeggiare con i fantasmi sul lago Grenon, di girare in Maserati ma anche di provare a scomparire o a inquinare le prove. «Sapere che lui è libero è come spargere sale su una ferita che non si rimarginerà mai», dice Andrea Costanzo, padre di Chiara, la sedicenne milanese morta nell’incendio. «Credo nella giustizia ma oggi sto vacillando».














