Ogni cella di un pannello solare contiene tra 15 e 20 milligrammi di argento. Se non è un allarme rosso, l’esplosione dei prezzi del metallo bianco è senz’altro qualcosa di molto vicino di cui la macchina mondiale della transizione green e tech deve tenere conto a dovere.

E questo perché il costo dell'argento utilizzato nelle celle solari rappresenta ormai oltre il 29% del costo totale di un pannello, dicono le stime più recenti fatte solo a metà mese, un aumento vertiginoso rispetto al 3,4% del 2023 e al 14% circa del 2025. Senza contare che certi numeri si sono ulteriormente allargati con l’impennata delle ultimi giorni (+44% il rialzo dell’argento nell’ultimo mese).

Qualcosa di simile dobbiamo immaginare per quanto riguarda l’utilizzo del metallo bianco per le batterie, per i semiconduttori, per i componenti dei veicoli elettrici, ma anche per le infrastrutture del 5G, per i data center (l’argento è utilizzato in molti componenti elettrici per la sua capacità di conduzione) e per la robotica. Un potenziale tsunami per i margini dell’industria che oltretutto conosce bene gli scenari disegnati dagli analisti.

Le preoccupazioni di Elon Musk per la sua Tesla ne sono solo la conferma. A fronte di un incremento della domanda (che viene per il 58% dall’industria) si sta solo allargando il deficit rispetto all’offerta. È l’effetto del nuovo ruolo geopolitico di certe materie prime critiche, che vede in prima linea, neanche a dirlo, Cina e Usa.