Seduti, in piedi e accalcati di fronte al palco pur di ascoltare i primi talk al Mattatoio di Roma, dove è allestita la mostra dei 50 anni di Repubblica. I nostri lettori erano numerosi ieri all’inaugurazione dei dialoghi. Prima quello di Melania Mazzucco con Dario Pappalardo su come Repubblica ha raccontato l’arte nella tradizione delle pagine affidate da Scalfari sin dalla fondazione a Giuliano Briganti. «L’arte parla di noi - ha spiegato l’autrice del Museo del mondo - per questo è importante affrontarla sul quotidiano. È proprio questo che cerco di fare sulle pagine di Repubblica di cui sono stata lettrice sin dall’inizio. I cambiamenti di gusto, le censure di ieri e di oggi, l’arte femminile... Le opere ci guardano, ci interrogano. Artemisia Gentileschi ora si descrive in un modo diverso rispetto a un secolo fa. E il passato non si cancella mai, si rilegge con gli occhi di oggi».
Melania Mazzucco con Dario Pappalardo
E dopo l’arte, la musica con Laura Pertici che ha intervistato Gino Castaldo per un’ora di aneddoti e divertimento: «Io c’ero dal numero zero», spiega Castaldo, «ero stato chiamato da Repubblica ma non ho accettato subito: erano gli anni ’70 e lavoravo per una rivista molto militante, si chiamava Muzak. Ci fu una vera e propria assemblea per decidere se dovevo accettare. Allora anche gli spettacoli si legavano alla politica». Poi arrivò il settimanale Musica: «L’avevamo pensato con Ernesto Assante e Bob Campagnano ma nessuno di noi aveva il coraggio di andare a parlarne con Scalfari. Alla fine toccò a me: sudatissimo blaterai di cose come “la lettura a due velocità”. Lui se ne stava in silenzio. Alla fine disse: “Non ho capito niente di quello che mi hai detto ma mi sembra una buona idea”». Poi vennero l’esperienza di XL e quella di Webnotte con Ernesto. Che «Una volta», ricorda Castaldo, «disse in diretta: “tu Gino, sei il mio migliore amico”. Non lo dimenticherò mai».






