Una fiaccolata per «sostenere la lotta di chi anche a costo della vita chiede una svolta democratica per superare la sanguinosa teocrazia degli ayatollah». È con questa sensibilità che la Cisl è scesa in campo ieri organizzando un sit in davanti all’ambasciata della Repubblica islamica a Roma, dando un segnale di vicinanza alle famiglie iraniane e lanciando un monito contro l’indifferenza dei governi occidentali di fronte alla violazione sistematica dei diritti civili.
Vogliono chiedere ai lettori della Verità i soldi per pagare le spese legali dei familiari del pregiudicato siriano ucciso. Incredibile ma vero, gli avvocati delle parti civili non solo puntano alle donazioni raccolte, ma intendono chiedere ai sottoscrittori di provvedere a pagare la loro difesa.
Da giorni illustri commentatori e politici progressisti vanno ripetendo che per combattere la violenza diffusa bisogna non tanto varare nuove misure repressive o spargere più agenti del territorio, ma occuparsi del disagio giovanile e ascoltare i ragazzi. È una teoria interessante, motivo per cui speriamo con tutto il cuore che tutte queste personalità autorevoli tengano fede ai loro propositi e ascoltino la voce di un ragazzo. Parliamo di Kiro Attia Ayman, giovanissimo cugino di Youssef Abanoub, studente ucciso a coltellate in una scuola di La Spezia la scorsa settimana da un compagno, Zouhair Atif, 19 anni, marocchino. Va ascoltato con attenzione Kiro, perché parla con gentilezza e intelligenza, senza cadere in mezzo luogo comune. E dice cose diverse dalle banalità che circolano sui media e che vengono quotidianamente ribadite dall’intellettuale unico progressista.








