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Negli Emirati il vertice tra Ucraina, Russia e Usa al riparo da telecamere e reporter Zelensky: "Non regalo territori per soldi e garanzie. Trump ha promesso i Patriot"

Ad Abu Dhabi la diplomazia si muove a passo felpato, consapevole di operare su una faglia geopolitica ancora instabile. Russia, Ucraina e Stati Uniti tornano a sedersi allo stesso tavolo, ma lo fanno lontano da telecamere e taccuini, in un summit rigidamente blindato, dove il silenzio conta quanto le parole. Non è un negoziato di pace né la sua anticamera dichiarata: è l'avvio di un confronto preliminare, circoscritto, che pesa più per ciò che non trapela che per quanto viene ufficialmente comunicato. E non è un caso se le pochissime indiscrezioni filtrate convergono tutte su un unico punto: il Donbass.

Il vertice si è aperto con il linguaggio prudente delle note diplomatiche e con una formula ormai rituale: promuovere il dialogo e individuare soluzioni politiche alla crisi, che serve più a delimitare il campo che a definirne gli esiti. Due giorni di colloqui esplorativi, chiusi alla stampa, in cui le delegazioni si confrontano a distanza di sicurezza, misurando ogni parola. Ma la composizione dei tavoli e la natura dei dossier raccontano che qui non si discute per mero esercizio formale.