L’ex difensore del Milan e della Nazionale si racconta in occasione della nuova campagna di Stone Island dove ha posato per il fotografo David Sims
di Francesca Reboli
Paolo Maldini ha molto a cuore la sua privacy. Se non si concede facilmente è solo per eccesso di discrezione, non certo per arroganza. Oggi, però, l’ex difensore del Milan e della Nazionale si racconta in occasione della nuova campagna di Stone Island, in cui posa per l’obiettivo del fotografo britannico David Sims. Negli scatti, Maldini — capelli corti spruzzati di grigio e i soliti occhi azzurro ghiaccio — sembra uno dei modelli maturi richiestissimi in questi giorni di passerelle milanesi.
Il tempo che passa, racconta, dona consapevolezza e indipendenza: “Si diventa davvero se stessi quando si accumulano gli anni e le esperienze”. Cresciuto sotto i riflettori fin da giovanissimo, ha sempre cercato un equilibrio tra vita pubblica e privata. “La fama è solo un effetto collaterale della mia carriera”, racconta. “Dopo il Mondiale del ’90 non ho più fatto vacanze in Italia. Dal punto di vista psicologico, avevo bisogno di spazi inviolati”. Lontano dai campi da gioco (nel 2023 ha lasciato anche l’ultimo incarico al Milan), ha conquistato un nuovo tipo di libertà. Sceglie collaborazioni e interlocutori (pochi) solo se coincidono con il suo modo di essere. Come Stone Island: “È un marchio che apprezzo, in sintonia con il mio stile”. Fin da ragazzo, ama vestirsi con cura, influenzato anche dalla sobrietà di suo padre Cesare, ct della Nazionale dal 1996 al 1998. “Sono italiano, e già questo mi mette a riparo dal cattivo gusto”, dice sorridendo. “E poi sono nato a Milano, che aiuta ancora di più. Non ho mai seguito le tendenze, ho creato un mio stile personale, semplice e funzionale”. In certe occasioni — per esempio negli incontri di lavoro — non deroga da giacca e cravatta anche se ammette di non amarle. “Vesto molto casual, la camicia non la indosso praticamente mai. Preferisco una polo o un maglione abbinato a un paio di pantaloni. Si può essere più eleganti così che in smoking”. In fatto di look, però, confessa di avere qualche rimpianto. “Avrei voluto osare di più, non solo con anelli e catene. Magari con un taglio di capelli, come fanno i miei figli”.







